Il disastro di Fukushima: Colpa di un errato posizionamento dei Generatori di Emergenza.

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Vi siete chiesti come è stato possibile che una centrale Nucleare di ultima generazione sia rimasta vittima di un disastro realisticamente prevedibile come un terremoto in una zona ad intesa attività sismica?

I gruppi elettrogeni diesel  di emergenza vennero allagati perché posizionati ad una quota di pochi metri sul livello del mare; questo causò la mancanza di energia elettrica ed il blocco dei principali sistemi di raffreddamento in tre reattori.

I reattori erano stati arrestati automaticamente al momento della scossa, ma il loro corretto spegnimento avrebbe richiesto un raffreddamento del calore residuo di reazione per un periodo di vari giorni, invece nel corso dei due giorni successivi, in momenti diversi, i noccioli di tutti e tre i reattori subirono il meltdown completo.

Potrà sembrare assurdo ma il più grosso disastro nucleare dopo quello di Chernobyl è stato causato dal mancato funzionamento di alcuni gruppi elettrogeni di emergenza, o meglio, della loro pessima installazione.
Vediamo come è andata…

La centrale Fukushima Dai-ichi, costruita sulla costa presso l’oceano, era dotata di sei reattori nucleari General Electric gestiti dalla società Tokio Electric Power Company (TEPCO). Al momento del terremoto solo i reattori 1, 2 e 3 erano attivi. I reattori 4, 5 e 6 erano spenti poiché erano previste le operazioni di routine di ricambio combustibile, il loro materiale tuttavia richiedeva di essere mantenuto in costante raffreddamento mediante stoccaggio nelle apposite vasche esterne. Il nocciolo del reattore 4 era già stato svuotato e le barre esaurite erano state depositate in vasca.

Al momento del terremoto i sistemi di sicurezza della centrale determinarono automaticamente lo spegnimento di emergenza (SCRAM) dei reattori 1, 2 e 3. Con lo spegnimento dei reattori veniva a mancare l’energia elettrica necessaria ad alimentare i sistemi di raffreddamento dei reattori stessi. I reattori richiedono di essere raffreddati per un certo periodo anche dopo il loro spegnimento, poiché il nocciolo continua a produrre calore per effetto dell’attività di decadimento degli isotopi di fissione in essi accumulati. Per supplire a tale mancanza entrarono in funzione i generatori di emergenza alimentati da motori diesel, preposti allo scopo, un sistema di sicurezza ordinario di cui la centrale era dotata. I generatori del sistema di sicurezza funzionarono regolarmente, fino a quando la centrale non venne investita dall’onda di maremoto, che mise fuori uso gli impianti di emergenza, i quali non erano adeguatamente protetti né da contenitori stagni né da argini di qualche efficacia.

I due generatori di emergenza del reattore numero 6 non riportarono danni e si riuscì a mantenerli attivi, l’energia elettrica da essi generata risultava sufficiente ad alimentare anche il sistema di raffreddamento del reattore 5, i cui generatori erano stati distrutti. Ma nel reattore numero 4 venne a mancare l’energia elettrica necessaria ad alimentare i sistemi di pompaggio delle vasche esterne e di tutti i sistemi secondari. Inoltre risultò impossibile riattivare i sistemi di raffreddamento del reattore n.1 che restò completamente privo di refrigerazione per almeno 24 ore, così pure i sistemi di raffreddamento dei reattori 2 e 3 che restarono completamente inattivi molte ore.

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