Paolo Carraro: con Mecc Alte l’Italia fa il giro del Mondo.

Paolo Carraro, Direttore Commerciale di Mecc Alte, è un “Runner” nella vita come nel lavoro. Con noi di gruppoelettrogeno.net  parla del suo impegno e delle esperienze a contatto con piccole e grandi Aziende costruttrici di Gruppi Elettrogeni.

mecc_alte_italy-11692

Di cosa ti occupi in dettaglio?   
In questo momento sono il Direttore Commerciale di Mecc Alte, il mio lavoro consiste nel trattare con i costruttori di gruppi elettrogeni sui listini e sui progetti speciali, oltre che a interfacciarmi con i colleghi Italiani in ufficio tecnico e in produzione e i colleghi commerciali dalle altre parti del mondo. Spesso sono in giro per l’Italia e per il mondo a seguire i clienti o le nostre filiali da un punto di vista commerciale, il resto del tempo lo spendo in ufficio per preparare le informazioni di cui i clienti hanno bisogno e a informare internamente sull’andamento del mercato in modo da poter reagire al meglio.

Sul vostro sito web, il vostro profilo aziendale è “un classico”, nel senso che ci sono le informazioni istituzionali d’obbligo, ma come descriveresti Mecc Alte dal Tuo punto di vista?
Il nostro sito internet è rivolto alle aziende che devono trovare in maniera efficiente le informazioni di cui hanno bisogno. Stiamo investendo molto da questo punto di vista. Riteniamo infatti indispensabile offrire un servizio oltre alla vendita del solo alternatore: il modo più efficiente per farlo è essere trasparenti e predisporre tutto online. Ma dal nostro sito non traspare l’aspetto che forse è quello più importante: le persone. Nel gruppo Mecc Alte ci sono circa 1100 persone residenti in 10 paesi diversi: Italia, Francia, UK, Spagna, Germania, USA, Singapore, Cina, India e Australia. Poter lavorare con così tante nazionalità diverse e culture diverse certamente rende le cose più facile qualora si debba agire in paesi così diversi! Se dovessi utilizzare una sola parola per descrivere Mecc Alte certamente userei “persone”.

Quale è stato il suo primo approccio al mondo del lavoro?
Il mio primo lavoro “vero” risale a molti anni fa quando lavoravo presso una piccola azienda informatica che forniva sistemi gestionali e supporto informatico a piccole e medie imprese dove l’IT non era in casa. Mi occupavo di “problem solving”, dai piccoli problemi informatici a quelli più seri. Sicuramente devo molto a quella esperienza, se non altro in termini di “gavetta”.

Il vostro prodotto di punta probabilmente è il trifase 4 poli, diversificare su altri segmenti ritenuti più di nicchia ha portato buoni risultati?
Mecc Alte si occupa della produzione e vendita di alternatori soltanto. In questo ovviamente ci dobbiamo differenziare: offriamo infatti il range più esteso disponibile nel mercato mondiale, essendo in grado di fornire dal piccolo alternatore da 1 kW fino ad arrivare a 5.500 kVA in media tensione. Ovviamente la maggior parte del mercato è relativo al 4 poli industriale (da voi chiamato nostro cavallo di battaglia) ma certamente puntiamo molto anche su tutti quei settori di nicchia nei quali la nostra esperienza può essere utile. Uno tra tutti il 400 Hz per i GPU, quei gruppi elettrogeni speciali che servono a alimentare gli aerei quando sono a terra. Ma ci sono molti altri settori certamente interessanti che meriterebbero attenzione. Senza contare che anche con il 4 poli “standard”, magari vestito con qualche accessorio, si possono coprire settori diversi da quello del gruppo elettrogeno sulle applicazioni più disparate!

Meglio realizzare prodotti innovativi oppure innovare i processi di produzione e migliorare la costruzione di un prodotto che ha già avuto successo?
Diciamoci la verità. Il gruppo elettrogeno (e con lui anche l’alternatore) sono rimasti abbastanza uguali a loro stessi nel corso degli ultimi 30 anni. Il prodotto è maturo e c’è veramente poco da inventare. Dove però c’è molto da lavorare e dove stiamo investendo maggiormente è sui processi di produzione, non solo per fare dei prodotti migliori ma soprattutto per garantire una costanza di qualità, che si può ottenere con processi di produzione e controllo in automatico. Su questo pensiamo davvero di poter fare la differenza. Tenendo comunque costante l’impegno sull’aggiornamento di prodotto.

Il problema più grosso del made in Italy?
Secondo me il più grosso problema del “made in Italy” è quello di considerarlo un problema. Produrre in Italia ha le sue peculiarità, che sono diverse da quelle che si trovano in Inghilterra oppure in Asia. In presenza di un unico sistema di qualità comune per stabilimenti produttivi che si trovano in paesi diversi ancora una volta la differenza viene fatta dalle persone. Che, per loro cultura, possono essere più o meno adatte all’orientamento e al servizio al cliente in un mercato globale. Su questo, forse, noi italiani abbiamo una marcia in più, in termini di flessibilità e approccio: siamo più abituati a interagire e a reagire alle richieste.

Ho letto che dichiareresti guerra a chi ha inventato la pizza con sopra la pasta, scherzi a parte, c’è qualcosa di positivo nell’essere imitati o copiati?
Certamente vedere una pizza che come farcitura ha dei bucatini fa gelare il sangue a qualunque Italiano! A parte gli scherzi la questione degli alternatori “cloni” fa veramente male al nostro mercato, soprattutto perché si pensa di risparmiare, si pensa: “tanto la macchina è per stand-by” e quindi alla fine lavorerà poche ore… Ma nel momento in cui il gruppo elettrogeno serve per la “emergenza” per la quale è stato comprato se l’alternatore non funziona sono veramente guai. È proprio lì infatti che servirebbero dei componenti affidabili su cui essere certi… Per fortuna in Italia questo fenomeno è molto limitato. Possiamo dire però che, anche se crea certamente problemi, è piccolo motivo di vanto essere copiati: vuol dire che il nostro brand è riconosciuto! Noi troviamo infatti alcuni ricambi (principalmente AVR) su siti cinesi per pochi dollari. Certo non consiglierei di prendere un regolatore di tensione copia di uno Mecc Alte ma posso certamente dire che se è stato copiato vuol dire che in qualche modo viene richiesto!

Sicuramente in questi anni hai avuto modo di relazionarti con diverse aziende che producono gruppi elettrogeni. C’è un azienda che più di altre ti ha dato una buona impressione, magari in termini di organizzazione,  innovazione o semplicemente per “simpatia”?
Sarebbe impossibile stilare una classifica, ogni azienda sana con cui ci relazioniamo ha le sue diverse peculiarità e punti di forza. Ovviamente le grosse aziende  (Kohler/SDMO, CAT, Himoinsa, Pramac, AKSA, solo per citarne alcune) sono caratterizzate da organizzazioni complesse che talvolta quasi “intimoriscono” e certamente hanno un approccio alla  innovazione molto strutturato. Quello che però mi colpisce ancora di più è la presenza su mercati lontani di medie aziende italiane e europee: sono rimasto molto sorpreso quando sono andato in Birmania e ho visto dei gruppi Ascot per il mercato telecom, oppure quando vado in Africa o Medio Oriente e vedo gruppi elettrogeni Coelmo, Green Power o CGM… Di esempi ce ne sarebbero moltissimi (e sarei certamente sicuro di lasciare qualcuno fuori dalla lista)  ma ogni volta che mi trovo insieme a colleghi stranieri a visitare clienti locali in Medio Oriente o nel Sud Est Asiatico ( i mercati oltre all’Italia che conosco meglio) trovo sempre, all’interno del mercato locale, la presenza di due o più costruttori medio piccoli Italiani. Per quanto riguarda la simpatia penso che sia una fortuna lavorare in questo settore, almeno per noi italiani. Alla fiera “Middle East Electricity” di Dubai (per chi non lo sapesse LA fiera di riferimento per il nostro settore) ci sono ogni anno almeno una decina di costruttori di gruppi elettrogeni ed è una grande occasione di incontro. Ricordo un anno in cui eravamo una decina di persone, di almeno 6 aziende italiane diverse tutte concorrenti, riunite allo stand della Coelmo in quanto nello stand era presente il vero caffè napoletano. Il clima era quello di una gita scolastica! E chi si dimentica i salumi portati dalla famiglia Beltrami della Genmac alle fiere di settore?

Mecc Alte negli anni ha fondato diverse unità locali nel mondo. Riuscite a mantenere una sola identità aziendale, oppure cercate di adattare la vostra visione di business alla cultura e usanza locale? (mi riferisco soprattutto ai rapporti umani con i collaboratori)
Mecc Alte per chiara scelta strategica ha deciso di mantenere un solo ufficio tecnico (in Italia, nel quartier generale) e di costruire un unico prodotto per tutti i mercati a livello globale, comprese India e Cina. Come però dicevo prima la differenza viene dalle persone: sarebbe veramente stupido non tenere conto delle peculiarità di ogni luogo e non usare come punto di forza il fatto che i colleghi delle nostre filiali conoscano meglio di noi che sediamo in Italia le culture e le usanze locali. Ovviamente le caratteristiche tecniche proposte sono le stesse ma ve la immaginate la differenza di approccio che ci vuole per vendere lo stesso oggetto in Germania o in Birmania? Oppure la differenza di approccio tra la Svezia e l’Arabia Saudita? Noi tutti in Mecc Alte abbiamo una forte identità aziendale e noi tutti (anche in Australia) siamo un pochino Italiani. Ma certamente sono da incoraggiare le differenze nell’approccio con il cliente, che sia dall’una o dall’altra parte del mondo.

Viaggiando per lavoro avrai visto posti straordinari, qual è il tuo ricordo più bello?
Il mio ricordo più bello è forse quello legato alla Birmania. Mi sono trovato a partecipare a una fiera di prodotto Italiano in Birmania, insieme ad alcuni clienti / costruttori di gruppi. Purtroppo non sono riuscito a visitare il paese quanto avrei voluto (sono rimasto nella capitale Yangoon 4 giorni per la fiera) ma mi alzavo ogni mattina alle 06.00 per poter visitare l’una o l’altra cosa prima di andare in fiera puntualmente alle 10.00, quando partivano i gruppi elettrogeni per dare potenza a aria condizionata e luci. Una cosa incredibile di quel paese è l’attaccamento alle tradizioni (circa il 95% della popolazione locale indossa l’abito tradizionale) e la quantità di gruppi elettrogeni che ci sono ad ogni angolo di strada.

Sei un Runner? Quanto tempo riesci a dedicare alle tue passioni?
Si, certo che sono un runner! Purtroppo non riesco a dedicare a questa attività il tempo che vorrei… Nei periodi di lavoro molto intensi riesco ad andare a correre due o tre volte alla settimana. Quando c’è un po’ più di respiro invece riesco a andare anche quasi tutti i giorni, magari anche in mezzo ai colli Berici. È comunque incredibile quante persone con questo tipo di passione si conosce in giro per il mondo e quindi tra un appuntamento e l’altro la mattina riesco (quasi) sempre a ricavarmi del tempo per correre, anche se fosse solo la mezz’ora nella palestra dell’albergo.

Da come hai risposto alle nostre domande, si vede tutta la passione che metti nel tuo lavoro. Come vedi il futuro Mecc Alte? (valuta se entrare in un dettaglio o se stare generico).
Vedendola dall’interno riesco a vedere tutti gli sforzi che le persone stanno facendo per cercare di reagire a un mercato che, certamente, sta cambiando. Forse da inguaribile ottimista (e un commerciale non può che essere così) vedo che per il futuro non ci può che essere una crescita e un consolidamento della nostra posizione sul mercato, sebbene il mercato globalmente si sta contraendo. Ovviamente non vuole dire che questo sia facile e che Mecc Alte, forte dei risultati ottenuti, si debba adagiare sugli allori….Anzi, è tutto il contrario!

Grazie Paolo, è stato un piacere conoscerti, apprezziamo il tempo che ci hai dedicato!

gruppoelettrogeno.net

gruppoelettrogeno.net 2016 – Vietata la riproduzione non autorizzata.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi